Albert Arenas ha conquistato il secondo posto al Mugello: non gli è stato regalato, né gli è stato donato, ma se l’è guadagnato con velocità, grinta e concentrazione assoluta. Una gara che è sembrata più una liberazione che un risultato. Per il

Eravamo da qualche parte nei pressi di Scarperia quando il Prosecco ha iniziato a fare effetto. L'odore della benzina da gara era così denso da poterlo masticare, e il suono, il suono proveniva da ogni parte. I motori ruggivano tra le colline, le trombe ad aria compressa riecheggiavano sui camper e, da qualche parte in lontananza, qualche pazzo stava facendo rombare un motore a telaio nudo come se stesse cercando di evocare il fantasma di Nuvolari in persona
Non era un circuito, era una cattedrale della velocità, scolpita nelle verdi colline della Toscana e piena di fedeli: abbronzati, sventolanti bandiere e totalmente dediti al loro weekend. Alcuni erano accampati sulle colline toscane già da giovedì: cucinavano alla brace, sistemavano sedie pieghevoli, montavano teloni e mettevano su piccole moka per il caffè tra una manche e l’altra.

Sembrava un festival musicale, ma queste persone non erano lì per le chitarre o i bassi. Erano venute per i cavalli vapore. Per l’urlo ad alti regimi delle moto della Moto2 che rimbalzavano nella valle come una sinfonia di combustione e precisione. Erano venuti con fumogeni nei colori delle squadre. Con sirene da nebbia che squarciavano il silenzio mattutino. Con trombe ad aria compressa, bandiere grandi come paracadute e più patriottismo di alcune piccole nazioni.

Appena oltre, nascosto dietro strati di recinzioni, scanner, cordoncini e macchine per caffè espresso, si trovava il paddock, calmo, composto, quasi meditativo in alcuni punti. Un mondo in cui ogni movimento aveva uno scopo, ogni suono significava qualcosa e la concentrazione ronzava nell'aria come elettricità.

Di solito mi trovereste là fuori nel trambusto, da qualche parte tra le colline con i fan sfegatati, a scambiare aneddoti davanti a salsicce bruciate e a farmi strada attraverso una bottiglia di Jack Daniels. Ma non questa volta. Questa volta sono stato un uomo molto fortunato con un pass, che ha potuto intravedere ciò che pochi vedono davvero: il ritmo, la pressione, la tranquilla intensità che alimenta tutto quando si spengono le luci.
Il

Il Mugello non è un’amante facile. Punisce l’esitazione. Adula i coraggiosi. E ti distrugge se arrivi anche solo leggermente insicuro


Le prime sessioni lo hanno confermato: Arenas era in forma. Veloce fin dall'inizio, preciso in curva, avvicinandosi sempre più alla prima fila ad ogni giro. Sabato ha fatto registrare un tempo di 1'49.857, piazzandosi
Prima fila al Mugello: è sempre fantastico andare veloci su questa pista! ... Abbiamo un buon equilibrio e una buona velocità e domani saremo costanti per lottare nelle prime posizioni per tutta la gara".
- Albert Arenas

Binder, invece, ha dovuto stringere i denti. Il Mugello non ha steso il tappeto rosso, ma ha lanciato mattoni. Un venerdì difficile lo ha relegato alla Q1, dove si è fatto strada fino al 21° posto con un tempo di 1’50.756, che non rispecchia il suo vero ritmo, ma è la prova dei progressi compiuti.
Abbiamo sicuramente fatto un passo avanti… Domani sarà sicuramente una gara lunga e molto calda, ma possiamo competere.”
- Darryn Binder

Il giorno della gara è arrivato. Arenas è partito. E non solo bene, è schizzato in battaglia come un uomo che avesse passato le ultime tre settimane a provare quella partenza nella sua testa. Veloce. Calmo. Tattico. Ha attaccato. Si è difeso. Ha danzato tra le curve veloci del Mugello come se il circuito gli dovesse qualcosa e lui fosse deciso a riscuotere.

Ha tagliato il traguardo in seconda posizione, sul podio, di nuovo al posto che gli spetta. Anche se forse gli mancavano ancora un paio di secondi, la sua gara è stata praticamente impeccabile. C’è stato un solo momento, un attimo, in cui il posteriore ha perso aderenza a metà curva, uno slittamento così veloce che bastava un battito di ciglia per non vederlo. Ma lui l’ha controllato, si è ripreso ed è tornato subito al ritmo di gara come se nulla fosse. È stato il tipo di gara che dimostra non solo velocità, ma anche controllo. Sangue freddo. Vera maestria in pista.
«Abbiamo fatto una gara molto costante, siamo riusciti a essere veloci fino alla fine. Non è una vittoria, ma è un ottimo risultato che ci dà motivazione.”
- Albert Arenas

La battaglia di Binder non è apparsa nei momenti salienti, ma avrebbe dovuto. Dal 21° al 15° posto, in un caldo infernale, con un braccio in via di recupero che non è ancora del tutto a posto. Ha tenuto duro, ha effettuato sorpassi e non si è lasciato sopraffare dalla gara.

Ho scambiato due chiacchiere con Darryn, niente fronzoli, solo parole sincere. Una cosa era chiara: Darryn ama correre. Non importa se è in forma, infortunato, a metà gruppo o in testa: lui vuole solo stare in sella. Questa stagione non è andata come sperava. Due infortuni. Ritmo spezzato. Ma c’è una grinta in lui che è difficile non notare. La mano e il braccio sinistri ne hanno pagate le conseguenze, ma lui va avanti, non solo perché è alla ricerca di punti o risultati, ma perché ce l’ha nel sangue. È qui per correre. E lo sarà sempre.
Per noi di

Le corse non sono solo parte del
Oggi, con la nuova generazione della famiglia Tartarini a bordo pista, quell’eredità sembra più viva che mai, in modo discreto, orgoglioso e umile.
Non siamo venuti al Mugello a mani vuote. La Dragster 700 è venuta con noi, la nostra pazza a due ruote, una moto così folle da fermare le persone sui loro passi nel momento stesso in cui la vedevano. Non si è semplicemente mimetizzata nella follia del Mugello, si è sentita proprio a casa. Rumorosa. Tagliente. Senza remore.

Da qualche parte tra Imola e il Mugello, abbiamo trovato il posto perfetto. Esattamente dove la 700 si svelerà
Albert Arenas ha conquistato il Mugello. Non con clamore, ma con precisione. Non con la fortuna, ma con la grinta e lo sguardo d’acciaio. Partito terzo in griglia, è arrivato secondo sotto il sole della Toscana, : Albert non si è limitato a correre, ha dato il meglio di sé.



E da qualche parte in quel paddock, ho avuto la fortuna di assistere a tutto questo, con una bottiglia di Prosecco in mano, , gli occhi spalancati e il cuore in gola.